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La mostra prende il titolo da una delle opere di viaggio e misticismo più influenti del XX secolo, “Bestie, uomini e dei” di Ferdynand Ossendowski. Lo scrittore polacco che per fuggire dalla Siberia controllata dai comunisti viaggiò verso l’India attraverso Mongolia, Cina e Tibet. Mettendo a rischio la propria vita, Ossendowski entrerà in contatto con le tradizioni di quelle terre, dallo sciamanesimo mongolo fino a raccogliere le testimonianze circa la credenza segreta del Re del mondo: mito che descrive come negli ultimi tempi dell’umanità, il popolo nascosto di Agarthi (città del sottosuolo abitata da uomini santi) sorgerà dalle viscere della terra per instaurare un tempo di pace senza fine. Il mio lavoro vuole essere un’esperienza di viaggio attraverso il sacro e i suoi simboli, mondi dimenticati di cui rimangono solo le spoglie, e più in generale un confronto costante con l’esperienza del mistero, condizione necessaria per tenere vivo il potere dell’immaginazione.
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