Momenti e luoghi che colpiscono, a volte in modo improvviso. E allora scatto.
Ma ciò che mi ha spinto a premere il pulsante non è sempre lì, pronto per essere colto. Va un po’ indagato, scoprendo spesso punti di vista aspettati. E allora elaboro.
Il processo si fonda sulla sorpresa, sulla visualizzazione, più sulla ricerca di un senso che non di una perfezione tecnica o formale. Scatti più sentiti che pensati. Immagini più “trovate’ che “cercate’.
Emergono non richiesti richiami grafici, fotografici, pittorici (impressionismo? puntillismo? fumetto?) e alla fine queste immagini risuonano, mi ci riconosco. Assomigliano a ciò che ho visto e che forse sono arrivato ad esprimere. Relativamente da poco fotografo con uno Smartphone (si può chiamarlo telefono o, peggio, telefonino?). Le immagini, salvo alcune, coprono un arco abbastanza ristretto, più o meno gli ultimi due anni. Finora erano rimaste sul display, o al massimo sul monitor di un computer; poi un giorno hanno cominciato a premere per uscire, incontrare persone. Per vedere, un po’ di nascosto, l’effetto che fa. Nella sala superiore invece uno scatto analogico del 1992. Bianco e nero, camera oscura, carta baritata e acidi. La rileggo e trovo un filo che la collega alle immagini di oggi, nel mio farmi sorprendere ed emozionare da un’atmosfera. Di fronte alcune suggestioni attuali. Segnali di coerenza? Non so. Non sono un fotografo. Però fotografo. Ma allora perché una mostra? Ci provo con il pudore di chi mette piede in un territorio che non gli compete, in cui forse non avrebbe diritto ad entrare. Di chi condivide comunque non solo fotografie, ma un po’ del proprio immaginario.
Questo basta per una mostra?
Fabio Sorti, bergamasco, 1955, a Bologna dal ‘75 al ’96 del secolo scorso, poi spostatosi nelle campagne imolesi, dove per ora ancora risiede con moglie, tre figli, un cane e tre gatti. Sua passione principale la musica. La batteria diventa il suo strumento già negli anni bergamaschi. A Bologna piano piano diventa la sua attività principale, soppiantando gli studi universitari: Scuola jazz di Parma, seminari vari e poi l’attività live: Andy J. Forest and the Stumblers, Tolo Marton Band, Treves Blues Band ed altri, fino al 1984. Nel ’75, grazie ai suggerimenti di un amico fotografo, comincia a passare le notti in camera oscura, per molto tempo coincidente con la sua camera da letto… Nasce qui una nuova passione. Nel ’90 incontra computer graphics e comunicazione, intraprendendo un’attività che tuttora è il suo lavoro, prima in solitaria e poi, dal 2002, con l’agenzia Commoedia di cui è tra i soci fondatori. La passione per la fotografia corre sempre sottotraccia, prima come attività amatoriale, poi come parte integrante della sua attività professionale. Dai primi anni ’90 la musica si è affiancata di nuovo al lavoro, e ricomincia ad esibirsi dal vivo con varie formazioni Blues, rock, swing e jive. Immagine e suono, occhio ed orecchio. Sempre in contatto, per quanto possibile, con il cuore.









